Parla con il tuo gestionale in linguaggio naturale.
SerGPT è l'assistente AI che si collega a qualsiasi database, CRM, ERP. Gli scrivi in linguaggio naturale e lui analizza i dati aziendali, crea grafici, tabelle e previsioni in pochi secondi. Senza formule, senza attese.
Pensato per chi usa ogni giorno un gestionale
Semplice come scrivere un messaggio,
preciso come una query SQL.
Immagina di poter chiedere al tuo gestionale "come stanno andando le vendite?" e ricevere subito una risposta in linguaggio naturale, con spiegazioni, numeri e grafici. SerGPT non solo legge i dati del tuo database aziendale, ma li comprende: sa analizzarli, fare previsioni e consigliarti le domande giuste.
COME FUNZIONA
Business intelligence in tre passi
Il motore AI comprende le tue esigenze e scrive il codice più adatto ad interrogare il database. Sono le query SQL ad estrarre i dati giusti, così eviti errori o allucinazioni e puoi essere certo dei risultati. Alla fine, questi vengono interpretati dall'intelligenza artificiale che ti propone un'analisi o ulteriori approfondimenti.
Scrivi la tua domanda
SerGPT legge i dati
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TUTTO IN DIRETTA
Guarda cosa succede quando interroghi i tuoi dati
IL VALORE AGGIUNTO
Meno tempo su Excel, più decisioni
Risposte in secondi
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Grafici pronti da usare
Previsioni sul futuro
Tutto in un posto
Sempre verificabile
LA TUA DASHBOARD
I tuoi KPI aziendali, sempre aggiornati
I grafici e le tabelle creati in chat possono essere salvati nella tua dashboard con un clic. Li ritrovi ogni volta che servono e, con un solo pulsante, aggiorni tutti i dati in tempo reale.
COSA PUOI CHIEDERE
Scrivi come parli. Al resto pensa SerGPT
Nessun comando da memorizzare: basta una semplice domanda.
TRASPARENZA TOTALE
Ogni risultato è verificabile
SerGPT non chiede di fidarsi al buio. Per ogni analisi puoi vedere la query SQL usata per ottenere i dati, così il tuo team può mantenere sotto controllo ogni numero.
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Domande frequenti
Sì, ed è oggi una delle applicazioni più concrete dell'AI in azienda. L'assistente non "impara" i dati a memoria: si collega al database e li legge quando serve, restituendo risposte sempre allineate alla situazione reale. Il collegamento può avvenire tramite API, connettori dedicati o un server MCP (Model Context Protocol), lo standard che permette a un modello linguistico di dialogare in modo strutturato con una fonte dati esterna.
Con un chatbot generalista i dati vanno estratti a mano in CSV, caricati nella chat e spiegati ogni volta: struttura delle tabelle, significato dei campi, periodo di riferimento. Un assistente integrato conosce già lo schema del database e vi accede in tempo reale. La differenza pratica è tra un'analisi che richiede mezz'ora di preparazione e una domanda scritta in due righe.
È la tecnologia che traduce una domanda in linguaggio naturale nella query SQL corrispondente. Invece di generare una risposta "a intuito", il modello scrive il codice che estrae davvero i dati dal database: sono i numeri reali a produrre la risposta, non la statistica del linguaggio. È il meccanismo che rende affidabile l'analisi dati con AI, perché ogni risultato resta tracciabile fino alla query che lo ha prodotto.
Un modello linguistico interrogato senza accesso ai dati può produrre allucinazioni. Il rischio si annulla quando l'AI non stima il risultato ma lo estrae: il numero arriva dal database, l'AI si limita a interrogarlo e a interpretarlo. Il criterio per valutare uno strumento di questo tipo è semplice: deve mostrare la query utilizzata e permettere di scaricare i dati grezzi per un controllo indipendente.
No, ed è il punto centrale del cambiamento. Il linguaggio naturale applicato ai CRM sposta l'analisi dei dati dalle mani di chi conosce SQL a quelle di chi conosce il business: commerciali, responsabili di area, amministrazione. Chi formula la domanda è chi conosce davvero il contesto, e questo riduce anche i fraintendimenti tipici della richiesta di report all'IT.
Una piattaforma BI tradizionale è progettata a monte: qualcuno decide quali metriche mostrare e costruisce le dashboard. Funziona bene per le domande previste, molto meno per quelle che nascono sul momento. Un assistente conversazionale parte dalla domanda e costruisce la visualizzazione di conseguenza. I due approcci convivono: le analisi ricorrenti restano in dashboard, quelle esplorative si fanno in chat.
Sì, applicando modelli statistici allo storico presente nel database: stagionalità, trend di fatturato, tassi di conversione. La qualità della previsione dipende dalla quantità e dalla pulizia dei dati disponibili, non dalla potenza del modello. Vanno lette come stime probabilistiche utili a orientare le decisioni, non come certezze, e vanno sempre accompagnate dai dati su cui si fondano.
In generale tutto ciò che è già strutturato in un database: anagrafiche clienti, offerte e preventivi, fatturato, commesse, attività commerciali, ticket di assistenza, iscritti e aperture delle newsletter. Non serve un data warehouse dedicato né una migrazione: l'assistente legge dalle tabelle esistenti, qualunque sia il gestionale in uso.
Quasi mai. L'approccio corretto è additivo: l'assistente si aggancia al database del sistema già in uso e lo lascia intatto. Sostituire un gestionale è un progetto lungo e rischioso, mentre l'integrazione di un livello AI di sola lettura si realizza in tempi molto più brevi e non interrompe l'operatività quotidiana.
Dipende da come è progettata l'integrazione. Le garanzie da verificare sono tre: accesso in sola lettura, così che il sistema non possa modificare o cancellare nulla; perimetro dei dati limitato alle tabelle necessarie; trasparenza su dove vengono elaborate le informazioni. Sul piano normativo valgono GDPR e AI Act, che per questi usi interni richiedono soprattutto tracciabilità delle elaborazioni e controllo umano sulle decisioni.
La parte tecnica di connessione è rapida. Il tempo reale si concentra sulla mappatura semantica del database: spiegare al sistema cosa significano tabelle e campi, come si calcolano il margine o un cliente attivo, quali record vanno esclusi. È questa fase, non il collegamento, a determinare la qualità delle risposte.
Il costo si compone di tre voci: la configurazione iniziale, il consumo dei modelli linguistici (proporzionale all'uso effettivo) e l'eventuale canone della piattaforma. Il termine di paragone utile non è il costo di una licenza software, ma le ore/persona oggi impiegate ogni mese per estrarre dati e comporre report manualmente.
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